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1° PREMIO
DANIELA COSTANTINI
Nostalgia
Caro piccolo paese,
non
posso tornare da te ora,
ma
la mente ha trasformato i miei pensieri in ricordi
e
posso ascoltare i tuoi echi lontani.
Mi
donasti preziosi momenti…
Serate stellate, il primo grande amore,
il
riflesso bianco della luna.
Penso a te come a un piccolo nido
Dove
trovavo il calore e la gioia del ritorno.
La
nonna sulla soglia della grande casa,
la
zia che agitava le mani infarinate
e ci
diceva bentornati, i cugini, gli zii, gli amici,
ed i
loro teneri abbracci di saluto.
Mille profumi in quella strada…
Fragranti e semplici odori di pizza
E
pane appena sfornati,
di
arrosti, minestre e peperoni.
C’era profumo di sole e terra
Nell’abbraccio delle vicine di casa
Tornate dai campi rosse in viso e stanche…
Le
più anziane intente nei lavori di ricamo e all’uncinetto
Alzavano la mano e sorridevano contente.
Era
una piccola gioia,
ma
poco fa ripensavo a quei momenti
ed
ho sentito un dolore pungente
insinuarsi fin dentro l’anima.
So
che la fontanella tace ormai
Ed
il sole brucia sulla strada deserta
Come
bruciano le lacrime nei miei occhi.
So
che è silenzio quando scende la sera
E
anche la stelle, ne sono certa….
Non
brillano più come allora.
2° PREMIO
Gianpaolo Merciai
K102403
Mi tuffo nei ricordi
e brucio semi di tempo.
Fuggo disperata dalla luce nera
di notti insonni
dove strade d'ombre
sembrano non finire.
Ti vedo ancora su quella panca
dove posasti i tuoi stracci
sotto gli occhi di uniformi
criminali.
Il burattinaio sterminatore
abbassò il sipario
sul tuo torbido destino.
Madre, dov'è quel tuo bel seno
che mi nutriva da bambina?
Dove sono i tuoi occhi
che sapevano parlare agli uomini?
Il tuo petto è piatto come un lago,
le tue pupille, mute senza più
parole.
Le tue ossa, sporgono
come un rumore nella notte,
il tuo cuore, è diventato uno
specchio rotto,
un libro strappato,
una grotta nuda nel deserto del
Sinai.
Lacerante è il tempo!
Una mattina di dicembre
ti facesti trasparente.
Sulla neve bianca che nascondeva la
vita
la tua quercia liberò le ultime
foglie;
lontana dalla tua terra
abbracciasti una nuvola.
Il vento restò paralizzato, il cielo
non pianse sangue.
Il tuo nome
rimarrà impresso per sempre
in quel cielo grigio come la tua
cenere:
K102403, cielo di Auschwitz!
3° PREMIO
ROBERTO REGGIANI
Se
avessi saputo
Se avessi saputo quanto effimera
Fosse la gioia di poterti avere al mio fianco,
non avrei gettato il mio prezioso tempo
a rincorrere le nuvole della gloria.
Pensavo che un padre dovesse essere il primo
A congedarsi da questo mondo,
lasciando tutto quanto il suo sapere
come eredità per il futuro del figlio.
Invece no, la sorte così ha deciso,
non vi è nulla di scontato,
nessun libro scritto sulla terra,
solo il volere di un Dio, a volte cinico,
inclemente verso le leggi della nature.
Così sono qui a fissare la tomba
Che doveva essere la mia prossima casa
E che invece è diventata la tua,
mentre il mio cuore è morto quella notte
quando la tua folle velocità
ti ha fatto diventare improvvisamente angelo.
Spero che tu non abbia sofferto,
che la nonna che tu tanto amavi
ti abbia accolto alla fine di quel tunnel,
dove dicono che tutto sia luce
e questo mi consola dal buio
in cui io costantemente vivo.
Si, mi dicono che io devo continuare a vivere,
se non altro per tua sorella,
per stare vicino a mamma che non ha più
lacrime da versare, neppure voce da imprecare,
ma egualmente spero che presto ti possa
raggiungere.

PREMIO DEL PRESIDENTE
MAURO PAONE
Un uomo venuto da lontano
Prese il nome di Giovanni Paolo secondo,
vestito tutto di bianco, con i paramenti sacri,
s’insedio sul trono di S. Pietro
e
disse alla gente: “Se mi sbaglio mi correggete”;
si
guadagno subito la simpatia del mondo,
dando al suo popolo la speranza di solidarietà,
e a
tutti la gioia dell’amore e della semplicità.
Veniva da Polonia, quale Arcivescovo di Cracovia,
senza sapere ciò che l’aspettava,
in
ventisett’anni di Pontificato;
come
sua madre, che aveva tanto amato
e
perduto in tenera età,
così
la Madonna egli profondamente amava:
fu
miracolato quando il proiettile del Turco venne deviato!
Operaio, attore, poeta e scrittore,
conobbe bene la vita secolare,
ed
ebbe capacità di perdono illimitato;
nominò santi e beati,
più
dei suoi predecessori
nei
secoli passati;
e
anche il Sacro Collegio volle, giustamente, apliare.
Combattè senza timore le aspre guerre,
puntando il dito contro i potenti della terra;
predicò la pace, la fede e la fraternità,
la
giustizia, l’amore e il sostegno della povertà.
Aveva un sogno: unire le Chiese della Cristianità
Con
tutte le confessioni religiose,
nelle molteplici loro diversità.
Napoleone, a cavallo di due secoli,
occupò molti Stati con la forza delle armi;
Carol Woytila, a cavallo di due millenni,
Papa
di tutte le genti
E
infaticabile missionario in tutti i continenti,
seguito dai giovani di ogni razza e condizione,
conquistò i popoli solo con la forza della devozione.
Illustre ospite del policlinico gemelli,
divenne un martire della sofferenza
negli ultimi anni della Santa sua esistenza;
l’ultime parole prima di morire:
“Vi
ho cercato, siete venuti, vi ringrazio”
furono per i suoi “Papa Boys”, speranza dell’avvenire,
che
trepidanti, con lo sguardo fisso alla finestra,
insieme alla mondiale popolazione,
affollavano la Piazza di San Pietro
con
l’idea di ricevere l’ultima benedizione.

PREMIO DELLA CRITICA
GIACOMO BERTI
Con la forza del ciliegio
Con la forza
del ciliegio che fiorisce,
col dolore del mettere al mondo,
con la luce del sangue fresco
pregherò come voce di popolo,
una parola sopra le moltitudini,
uno sguardo senza più gente.
Il mio fiato sarà oceano,
il mio grido un vulcano.
Ciò che prima era diga
divenne massa d’acqua,
le mie tribù spore aeree,
gli amici accese candele.
Le foreste incendiate
ogni volta rigenerano
alberi più vigorosi.
Oh Signore onnipotente,
il tuo nome è esercito.
Con la forza
del ciliegio fiorito
all’alba esploderò.
Segue...
Anno 2005
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