"Tra le parole e l'infinito" - Anno 2005

1° PREMIO

 

DANIELA COSTANTINI

 

  

Nostalgia

 

 Caro piccolo paese,

non posso tornare da te ora,

ma la mente ha trasformato i miei pensieri in ricordi

e posso ascoltare i tuoi echi lontani.

Mi donasti preziosi momenti…

Serate stellate, il primo grande amore,

il riflesso bianco della luna.

Penso a te come a un piccolo nido

Dove trovavo il calore e la gioia del ritorno.

La nonna sulla soglia della grande casa,

la zia che agitava le mani infarinate

e ci diceva bentornati, i cugini, gli zii, gli amici,

ed i loro teneri abbracci di saluto.

Mille profumi in quella strada…

Fragranti e semplici odori di pizza

E pane appena sfornati,

di arrosti, minestre e peperoni.

C’era profumo di sole e terra

Nell’abbraccio delle vicine di casa

Tornate dai campi rosse in viso e stanche…

Le più anziane intente nei lavori di ricamo e all’uncinetto

Alzavano la mano e sorridevano contente.

Era una piccola gioia,

ma poco fa ripensavo a quei momenti

ed ho sentito un dolore pungente

insinuarsi fin dentro l’anima.

So che la fontanella tace ormai

Ed il sole brucia sulla strada deserta

Come bruciano le lacrime nei miei occhi.

So che è silenzio quando scende la sera

E anche la stelle, ne sono certa….

Non brillano più come allora.

  

2° PREMIO

 

Gianpaolo Merciai

 

 

K102403

 

Mi tuffo nei ricordi

e brucio semi di tempo.

Fuggo disperata dalla luce nera

di notti insonni

dove strade d'ombre

sembrano non finire.

Ti vedo ancora su quella panca

dove posasti i tuoi stracci

sotto gli occhi di uniformi criminali.

Il burattinaio sterminatore

abbassò il sipario

sul tuo torbido destino.

 

Madre, dov'è quel tuo bel seno

che mi nutriva da bambina?

Dove sono i tuoi occhi

che sapevano parlare agli uomini?

Il tuo petto è piatto come un lago,

le tue pupille, mute senza più parole.

Le tue ossa, sporgono

come un rumore nella notte,

il tuo cuore, è diventato uno specchio rotto,

un libro strappato,

una grotta nuda nel deserto del Sinai.

Lacerante è il tempo!

 

 Una mattina di dicembre

ti facesti trasparente.

Sulla neve bianca che nascondeva la vita

la tua quercia liberò le ultime foglie;

lontana dalla tua terra

abbracciasti una nuvola.

Il vento restò paralizzato, il cielo

non pianse sangue.

Il tuo nome

rimarrà impresso per sempre

in quel cielo grigio come la tua cenere:

K102403, cielo di Auschwitz!

 

 

 

3° PREMIO

 

ROBERTO REGGIANI

  

 Se avessi saputo

 

Se avessi saputo quanto effimera

Fosse la gioia di poterti avere al mio fianco,

non avrei gettato il mio prezioso tempo

a rincorrere le nuvole della gloria.

Pensavo che un padre dovesse essere il primo

A congedarsi da questo mondo,

lasciando tutto quanto il suo sapere

come eredità per il futuro del figlio.

Invece no, la sorte così ha deciso,

non vi è nulla di scontato,

nessun libro scritto sulla terra,

solo il volere di un Dio, a volte cinico,

inclemente verso le leggi della nature.

Così sono qui a fissare la tomba

Che doveva essere la mia prossima casa

E che invece è diventata la tua,

mentre il mio cuore è morto quella notte

quando la tua folle velocità

ti ha fatto diventare improvvisamente angelo.

Spero che tu non abbia sofferto,

che la nonna che tu tanto amavi

ti abbia accolto alla fine di quel tunnel,

dove dicono che tutto sia luce

e questo mi consola dal buio

in cui io costantemente vivo.

Si, mi dicono che io devo continuare a vivere,

se non altro per tua sorella,

per stare vicino a mamma che non ha più

lacrime da versare, neppure voce da imprecare,

ma egualmente spero che presto ti possa raggiungere.

 

 

 

 PREMIO DEL PRESIDENTE

 

MAURO PAONE

 

 Un uomo venuto da lontano

 

Prese il nome di Giovanni Paolo secondo,

vestito tutto di bianco, con i paramenti sacri,

s’insedio sul trono di S. Pietro

e disse alla gente: “Se mi sbaglio mi correggete”;

si guadagno subito la simpatia del mondo,

dando al suo popolo la speranza di solidarietà,

e a tutti la gioia dell’amore e della semplicità.

 

Veniva da Polonia, quale Arcivescovo di Cracovia,

senza sapere ciò che l’aspettava,

in ventisett’anni di Pontificato;

come sua madre, che aveva tanto amato

e perduto in tenera età,

così la Madonna egli profondamente amava:

fu miracolato quando il proiettile del Turco venne deviato!

 

Operaio, attore, poeta e scrittore,

conobbe bene la vita secolare,

ed ebbe capacità di perdono illimitato;

nominò santi e beati,

più dei suoi predecessori

nei secoli passati;

e anche il Sacro Collegio volle, giustamente, apliare.

 

Combattè senza timore le aspre guerre,

puntando il dito contro i potenti della terra;

predicò la pace, la fede e la fraternità,

la giustizia, l’amore e il sostegno della povertà.

Aveva un sogno: unire le Chiese della Cristianità

Con tutte le confessioni religiose,

nelle molteplici loro diversità.

 

Napoleone, a cavallo di due secoli,

occupò molti Stati con la forza delle armi;

Carol Woytila, a cavallo di due millenni,

Papa di tutte le genti

E infaticabile missionario in tutti i continenti,

seguito dai giovani di ogni razza e condizione,

conquistò i popoli solo con la forza della devozione.

 

Illustre ospite del policlinico gemelli,

divenne un martire della sofferenza

negli ultimi anni della Santa sua esistenza;

l’ultime parole prima di morire:

“Vi ho cercato, siete venuti, vi ringrazio”

furono per i suoi “Papa Boys”, speranza dell’avvenire,

che trepidanti, con lo sguardo fisso alla finestra,

 

insieme alla mondiale popolazione,

affollavano la Piazza di San Pietro

con l’idea di ricevere l’ultima benedizione.

 

PREMIO DELLA CRITICA

GIACOMO BERTI

Con la forza del ciliegio

 

 

Con la forza

del ciliegio che fiorisce,

col dolore del mettere al mondo,

con la luce del sangue fresco

pregherò come voce di popolo,

una parola sopra le moltitudini,

uno sguardo senza più gente.

 

Il mio fiato sarà oceano,

il mio grido un vulcano.

Ciò che prima era diga

divenne massa d’acqua,

le mie tribù spore aeree,

gli amici accese candele.

 

Le foreste incendiate

ogni volta rigenerano

alberi più vigorosi.

 

Oh Signore onnipotente,

il tuo nome è esercito.

Con la forza

del ciliegio fiorito

all’alba esploderò.

 

  Segue... Anno 2005